L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito la carenza di infermieri in Europa una vera e propria “bomba a orologeria” per la sicurezza dei pazienti, lanciando a febbraio 2026 un allarme che non possiamo permetterci di ignorare. Non è solo un problema di organici, ma una questione di sicurezza pubblica e di tutela del diritto alla salute di ogni cittadino.
Anche Parma è dentro questa crisi strutturale. Nell’anno accademico 2024‑2025, a fronte di 330 posti disponibili nei corsi di laurea in Infermieristica dell’Università di Parma, le domande di iscrizione sono state soltanto 239: il 27% dei posti è rimasto vuoto. Significa che, se non interveniamo oggi, domani mancheranno infermieri nei reparti ospedalieri e nei servizi territoriali, con il rischio concreto di tagli all’offerta di cura e aumento delle liste d’attesa.
A livello nazionale il quadro è altrettanto preoccupante: il Rapporto FNOPI 2025 registra un calo medio del 3,8% delle iscrizioni ai corsi di infermieristica e la fuga di circa 30.000 infermieri italiani all’estero, mentre il Rapporto OASI 2025 segnala burnout elevato, retribuzioni poco attrattive e un rapporto infermieri/popolazione di 6,5 ogni 1.000 abitanti, ben al di sotto della media OCSE di 9,2.
Di fronte a questi numeri, la politica ha il dovere di cambiare passo. La salute non ha colore politico: serve un fronte comune che sposti il dibattito dalla logica dell’emergenza a quella dell’investimento strategico sulla sicurezza e sul benessere della comunità. Valorizzare la professione infermieristica non significa solo parlare di stipendi (tema in gran parte nazionale), ma costruire condizioni di vita e di lavoro che rendano questa scelta professionale sostenibile e desiderabile, a partire dai territori.
Per questo, nel lavoro della Commissione consiliare VI “Welfare, Politiche abitative e Lavoro” ho avanzato una serie di proposte concrete per Parma:
- Orientamento attivo e promozione della professione
- Incontri strutturati di orientamento nelle scuole superiori, con testimonianze di infermieri e studenti, per raccontare la dignità e l’impatto sociale di questa professione.
- Una narrazione positiva e realistica del lavoro infermieristico, che mostri le reali opportunità di crescita professionale e personale.
- Accesso più equo all’università
- Riduzione parziale delle tasse universitarie per il corso di laurea in Infermieristica, per abbattere le barriere economiche che frenano molti giovani.
- Riconoscimento economico, anche simbolico, del tirocinio clinico, per valorizzare fin da subito il contributo degli studenti dentro i servizi sanitari.
- Welfare di comunità e aziendale: il “modello metropolitano” per Parma
- Programmi di “Nursing Housing”: edilizia agevolata e contributi per l’affitto dedicati a studenti infermieri e neoassunti, con particolare attenzione a soluzioni abitative vicine all’Ospedale Maggiore e alle Case della Comunità.
- Mobilità intelligente: abbonamenti gratuiti ai mezzi pubblici, convenzioni per car‑sharing e bike‑sharing, parcheggi riservati per chi svolge turni disagiati.
- Servizi per il benessere: convenzioni con palestre e servizi sportivi per promuovere l’equilibrio vita‑lavoro.
- Fidelizzazione
- Incentivo economico una tantum per gli infermieri che, dopo la laurea a Parma, scelgono di firmare un contratto a tempo indeterminato nelle Aziende sanitarie locali, impegnandosi a rimanere sul territorio per un periodo minimo.
La carenza di infermieri è una sfida enorme, ma per Parma può diventare un’opportunità per affermarsi come laboratorio di innovazione sanitaria e sociale. Se sapremo adottare politiche coraggiose su orientamento, diritto allo studio, welfare abitativo e mobilità, potremo trattenere e attrarre nuovi professionisti, rafforzando un sistema sanitario più robusto, equo e sostenibile.
Così risponderemo in modo concreto all’allarme dell’OMS e costruiremo un futuro in cui la professione infermieristica sia scelta con rinnovato entusiasmo dai giovani, a garanzia della sicurezza e del benessere dell’intera comunità parmigiana.


